Lampada in ceramica con decoro imperiale

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La luce è un elemento fondamentale nelle attività abituali delle persone: senza di questa, la quotidianità sarebbe offuscata da una patina di malinconia e aleatorietà, limitata da scarsa fruttuosità e destinata a recludere nell’oblio fantasia e creatività. Quando il sole riposa, dopo un’instancabile giornata, o quando i suoi raggi non arrivano ad irradiare suavemente i nostri angoli preferiti, l’uomo ricorre alla luce artificiale, per continuare a vivere la propria esistenza ad occhi aperti. Il fuoco è stato il primo strumento per permettere ciò, fonte di calore, strumento di protezione ed infine, appunto, sorgente lampante di luce. Nel corso dei millenni, dei secoli, abbiamo sviluppato tecniche sempre più avanzate ed efficaci per la generazione artificiale di illuminazione, fino ad arrivare alla lampada: è qui che qualcosa è cambiato, nelle pratiche e nel gusto degli esseri umani. Una lampada non è solo fonte di luce, è molto di più. Una lampada è calore, è piacere, è amicizia, è convivio, è sicurezza, è rifugio. Ma non solo. Una lampada è arte, è libertà d’espressione, è gioia nel vedere come materiali, colori, sfumature, forme, e, infine, ovviamente, luce, si fondono uno strumento mai sottovalutato, mai scontato, sempre ricercato, desiderato, che supera i tempi e le mode, e non esce dalle case, dagli uffici, dai locali di questa realtà infinita che sempre necessita di luce.

Dea della caccia
Nell’antica Roma, Diana era venerata come dea delle selve e protettrice delle donne; si diceva fosse una giovane fanciulla abile nella caccia, dal carattere vendicativo eppure allo stesso tempo clemente con chi le mostrava rispetto. Il suo nome ha la stessa radice di dies, giorno: è quindi una divinità solare, accostata ai raggi di sole che occhieggiano tra le fronde degli alberi. Solo in tempi successivi venne assimilata alla luna. Nelle rappresentazioni artistiche viene raffigurata come una giovane donna vestita di una corta tunica, con una faretra e un arco, i capelli raccolti sulla sommità del capo.

Contemporanea similitudine
Si potrebbe dire che la lampada Diana assomiglia alla dea da cui prende il nome: aggrazziato e femminile, semplice eppure notevole, come quella fanciulla vestita in modo pratico, ma senza dimenticare la propria natura di fulgente divinità e di donna. La decorazione in oro, applicata a mano, è un lavoro paziente e preciso, come quello della cacciatrice che si aggira silenziosamente per i boschi, in attesa di una preda; e appena la vede, scaglia la freccia con grande precisione, senza fallire il colpo. La >luce si riflette sul metallo brillante, ricordando quegli sprazzi di sole che fanno capolino tra gli alberi. La forma snella potrebbe ricordare una faretra, leggero contenitore delle frecce che la dea porta sempre con sé; queste armi rudimentali eppure letali sbucano dal loro astuccio mostrando le piume che conferiscono loro la precisione, come fiori recisi che spuntano da un vaso.





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